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Caramon77

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1965 - Racconto a puntate
« il: Novembre 25, 2015, 22:15:30 »
Scrivo questo racconto direttamente sul forum HomoReadens, non pretendo, né pretenderò alcun diritto specifico, il testo è di pubblico dominio, l'unica richiesta è che eventuali citazioni, stralci, usi di ogni genere rechino indicazione dell'autore originale e del forum - OVVERO : Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)

1965

Bella, bellissima! L'ho desiderata ed ammirata nella vetrina del concessionario ed ora, finalmente è mia. Il momento magico della consegna della chiave, la canonica stretta di mano, le raccomandazioni per tagliando, rodaggio e poi a bordo! L'odore di auto nuova era inebriante ed intendevo godermi il momento fino in fondo.

Il venditore continuò a sorridere, come avesse una paresi, per tutto il minuto o i due minuti in cui sono rimasto ad ammirare il cruscotto, a toccare il volante poi, finalmente, inserii la chiave della mia fiammante MG B bianca con gli interni in pelle rossa.

Il poderoso milleotto mi disse: ora siamo io e te.

Dal primo benzinaio, poi via, attraverso Nicollet Island, per il rito che ho sempre rispettato: mostrare la nuova auto al Mississipi. E' sempre stato come un battesimo. Un lento, calmo giro sulle strade della piccola isola, poi via attraverso Saint Anthony Falls e accelerando man mano, sin fuori Minneapolis. Non prima di aver fatto una sosta da Hughes per una bottiglia buona.

Non ero più un ragazzino, ma non ero ancora un vecchio. Sarei stato felice, se le cose, le fondamenta del mio passato, fossero state diverse. Più clementi. Ero, invece, timidamente triste. Solo, perché Eleonore non c'era più, solo perché non avevamo avuto figli, solo perché i miei amici, i miei commilitoni, erano morti nelle Ardenne o... dopo.

Millenovecentosessantacinque. Suona pieno, come pieno era. Di futuro, di sogni, di paura, per i maledetti russi che stanno vincendo. Se non ci sbrighiamo arriviamo secondi. Se non costruiamo testate quanto e più di loro arriviamo ultimi.

Guidavo e godevo della velocità, del rumore stupendo del milleotto. Scalata, salita, fantastico. Giornata fantastica, di quelle che mi danno un po' di gioia. La sera non mi sentii triste, non mi sentii vuoto. Amo le macchine, a volte più delle persone.

Guardando la città da lontano, ero rilassato. Era freddo, troppo freddo per settembre. De Gaulle diceva che la Francia sarebbe uscita dalla NATO. I ragazzi erano in Vienam da marzo, l'otto mi hanno telefonato dicendo di cominciare il trattamento. Ho detto loro che non si fa questa cosa il giorno stesso dell'impegno del reparto.

Non gli ho detto di Mariner 4, non sono obbligato, non possono immaginare che funzioni anche con lui.

Mi maledico, non riesco a "staccare", quella doveva essere una giornata dedicata a me non al lavoro. Tornai in città, per andare a bere a casa di Francis, mi piace stare con lui e mi piace la sua casa, con quella vecchia pubblicità della farina Pillsbury's, ormai scolorita, e i muri in mattoni a vista. Mi sento tranquillo.

Con lui bastarono poche parole: funzionava e pure troppo. Era convinto che qualcuno avesse installato un ciclope in qualche zona arida, tipo in Messico, senza dirlo. Forse per avere una prova reale delle mie percezioni.

Gli spiegai che gli Yurei hanno una loro specifica impronta, un dolore che trasmettono con le immagini e le sensazioni. Lo Yurei dentro Mariner, ridicola idea di quel pazzo di Gerry, lo conoscevo. Mi invadeva la mente era terrorizzato e furioso per essere stato inviato sul pianeta rosso. Veramente era furioso per non aver avuto la possibilità di riposare in pace, ma tutti i partecipanti al progetto Ciclope erano volontari, lo aveva deciso lui, che si fottesse.

Vedere Marte era sgradevole. Era come vedere l'inferno, ma essere lì da soli. La cosa peggiore, che ancora non avevo detto agli altri, non era che, effettivamente, il legame funzionava, indipendentemente dalla distanza. La cosa peggiore era che io "sentivo" anche le macchine e quella macchina, Mariner, non avrebbe rilasciato lo Yurei di Fitch, non avrebbe funzionato.

Accettare di aderire ad un programma sperimentale che prevede di ucciderti orribilmente, per intrappolare il tuo fantasma in una capsula è roba da folli esaltati, ma ritrovarsi con la propria anima imprigionata per sempre su un pianeta deserto è delirio.

Bevemmo. Un bel po'. Fu una bella serata.

Fui svegliato dal maledetto telefono. "Vieni subito", fu tutto ciò che udii. Presumo che avessero detto qualcosa anche prima.

La MG rombò per Hennepin Avenue, poi saettò in altre cento strade e mi portò a destinazione, al cancello sembravo un pavone, i complimenti erano meritati. Una sgasatina del milleotto e via verso il parcheggio della Edgerton Spirits. Sempre pensato che fosse di cattivo gusto, visto il lavoro che ci facevamo, ma quella struttura era precedente a Ciclope.

Solite facce, quello stronzo di Aloysius, Carlisle sempre impeccabile e i quattro moschettieri, ovvero io e gli altri tre di Ciclope. Due li avrebbero espulsi presto, nessuna percezione dal cinquantatré. Dodici anni di tentativi bastano. Ogden le aveva, le percezioni, ma stava per andare fuori di testa. Dopotutto è una cosa pesante da sopportare.

Aloysius non perse tempo : "Abbiamo perso un aereo. Uno Starfighter è stato abbattuto. Il capitano Philip Eldon Smith al momento risulta disperso, ma abbiamo già informazioni che lo darebbero per vivo. Lui non ci interessa, il Mig19 che ha abbattuto il suo aereo pensa di aver fatto fuori un normale intercettore. Se siete qui sapete che, invece, trasportava un Ciclope."

Puntò gli occhi porcini su di me e sparò : "Wade, tu non mi freghi. Tu le percezioni le hai. Quel ciclope è della tua rete, è il momento di fare il tuo dovere".
« Ultima modifica: Novembre 26, 2015, 17:38:13 da Caramon77 »
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


Al mondo ci sono solo 10 tipi di persone: quelli che capiscono il codice binario e quelli che non lo capiscono.

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Re:1965 - Racconto a puntate
« Risposta #1 il: Novembre 26, 2015, 18:21:33 »
La mia risposta fu pronta : "Nessuna percezione da quello Yurei, ma..."

Aloysius sbatte i pugni sul tavolo : "Cilope!"

Mi pareva così ridicolo che non si potessero chiamare gli spiriti con i loro nomi tradizionali. Abbiamo messo insieme un gruppo di pazzi volontari... okay terminali... e li abbiamo uccisi violentemente sperando di raccoglierne un'essenza mistica, una forma spiritica imprigionata nella capsula, capace di miracolose percezioni e di un legame empatico a distanza illimitata. Ed abbiamo paura a chiamarli col loro nome. Perché essi ci odiano. Sono leoni in gabbia che bramano la carne del loro domatore. Credo che andrò all'inferno per questo.

Ribattei : "Come vuoi. Niente percezioni, sono già legato con lo... il Cilope che contiene un'altra essenza. Ci lavoro su, ma per ora non percepisco altro. Va detto che ieri sera e stamattina non mi sono iniettato nulla, non stavo bene..."

In realtà stavo molto meglio. Niente panorami marziani, niente gelo, finalmente un po' di pace. Io potevo addormentare le percezioni. Lo Yurei lassù, invece...

Carlisle aveva intuito la prossima esplosione di rabbia del suo secondo e si impose : "Va bene, va bene. Stai meglio ora? Abbiamo assoluto bisogno di informazioni, quel ciclope era nascosto dentro un piccolo razzo, se non è andato distrutto forse è ancora in grado di trasmetterti qualcosa. E' vitale che ritroviamo la psicosonda prima di altri"

A lui piaceva chiamarli così. Non aveva senso, ma pazienza. Mi concentrai per un secondo, che mi parve assai lungo, sui baffi biondicci del mio capo. Era una figura rassicurante. L'abito curato, le mani curate, i capelli curati, ma, in particolare quei baffi lo rendevano una figura solida, affidabile. Era difficile dirgli di no. Sbuffai. Aprii la valigetta. Presi la fiala e mi sparai in vena una miscela di sostanze, tra cui eccitanti, droghe allucinogene e tutto ciò che serviva a contrastarne gli effetti più negativi.

Una di queste sostanze derivava dalla segale cornuta, lo aveva sintetizzato un tizio di Basilea nel '38, si chiamava dietilammide-25 dell'acido lisergico. Questo tizio, un tale di nome Hofmann, la provò anche, senza attenuatori e si divertì parecchio. Io non avevo tale beneficio, per evitare che le percezioni fossero inquinate dall'effetto allucinogeno era stata sintetizzato una sorta di antidoto. Preso insieme all'LSD aumentava le mie percezioni, lasciandomi lucido. Peccato.

L'effetto era volutamente lento e prolungato, poiché gli Yurei non si mettono sempre in contatto, quindi la sensibilità deve essere protratta per ore.

Guardai gli altri come dire 'bè? lo sapete no?' e si rilassarono. Prima di una mezz'ora non sarebbe accaduto nulla.

Aloysius uscì dalla stanza senza salutare. Tutti si misero a leggere il rapporto ed io feci lo stesso.

Truppe in movimento. Azioni aeree della nostra aviazione. L'F104 abbattuto. Brutta storia. Mi alzai e continuai a leggere, spostandomi fino alla zona salotto, arredata in stile contemporaneo. Termine infelice, poiché già adesso, dopo dieci anni, iniziava a sembrare vecchio, ma avendolo definito così si è sempre in errore. Cosa c'era che non andava in 'Neo-Elisabettiano?'. Ricordo ancora quanta attenzione, alla metà dei '50, si dava, sulle riviste di design, alla semplice definizione. Mentre là fuori si discuteva come chiamare uno stile di arredamento noi ammazzavamo gente e gli rubavamo l'anima.

Mentre leggevo ebbi un improvviso conato di vomito. Intrattenibile doloroso, sentivo una puzza orrenda, mi volevo spogliare avevo l'intima convinzione di essere lurido. Poi la percezione si definì.

"Il vostro aereo..." dissi tossendo agli altri che erano accorsi "è precipitato su una fattoria, ed ora riposa in un letamaio".

Riuscii a fornire un po' di informazioni su ciò che circondava la fattoria, ma non sapevo se sarebbero bastate. Era stata una bella botta, quello Yurei era furibondo. E stava tornando anche Marte.
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


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Re:1965 - Racconto a puntate
« Risposta #2 il: Dicembre 30, 2015, 21:05:15 »
Feci più o meno il mio dovere, prima comunicando la posizione del ciclope, poi le confuse percezioni sullo spazio circostante, rumori, prevalentemente. Questo mi costrinse a concentrarmi e a lasciare la porta aperta. Così entrò, Marte, nella mia mente.

Mariner 4. O Mariner-Mars. O Mariner-C. Chiamatelo come volete, io lo chiamerei Fitch. Prima sonda americana a raggiungere il pianeta rosso. Prima in assoluto, in effetti, non solo americana, ma questo è ciò che credevo il 21 settembre 1965, il giorno dopo la cattura di Smith. Dimenticavo un dettaglio importante. Ero di fronte ad una pregevole foto di Dorothea Lange, impegnato a dimenticare questo dettaglio. Mariner 4 fu il primo, questo riporterà la storia, a sorvolare il pianeta, restando a circa tredicimila chilometri dal suolo. Però io avevo percezioni del suolo. Una visione fissa immutabile a livello del suolo. Ero pertanto certo che il mio governo stesse emulando i Russi. Missioni con componenti segrete da svelare solo in caso di successo. Ero certo che Mariner dovesse lanciare verso la superficie una sonda, o, forse, solo la capsula Yurei. Per questo non potevano dire niente a nessuno.

Insomma... un americano era su Marte dal 1965 e non potevamo dirlo a nessuno.

Capivo, però, la genialità dell'idea. Mariner aveva inviato circa seicentocinquanta chilobyte di dati alla Terra, ma quello che stava inviando a me era incalcolabilmente più prezioso e non poteva essere intercettato. Naturalmente Carlisle aveva capito e mi aveva convocato per la sera stessa.

Guardavo l'immagine della madre, nella foto della Lange. Non riuscivo a scacciare dalla mia mente il deserto rosso, spesso immobile, talvolta violentato da tempeste e venti furibondi che accrescevano l'ansia e il senso di abbandono.

Cominciavo a preoccuparmi, ero quasi "lì" con Fitch e sentivo la sua paura e la sua rabbia. Non mi piaceva. Dovevo abbandonarlo e smettere di spararmi l'LSD.
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


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Re:1965 - Racconto a puntate
« Risposta #3 il: Dicembre 13, 2017, 12:26:29 »
Si dice che le bugie avrebbero le gambe corte, ma questa bugia non l'avrebbe mai saputa nessuno. Il Mariner uffcialmente subì un guasto al tubo Geiger il 5 febbraio 1965, a causa di un brillamento solare. Non ci fu nessun brillamento e nessun guasto al tubo Geiger, perché non c'era nessun tubo Geiger. La piccola capsula che venne sganciata su Marte in occasione del sorvolo era stata installata al posto del tubo, e ne aveva le fattezze.

La geniale trovata del suo gruppo fu di scegliere uno strumento non indispensabile alla missione e dalla forma compatibile con la capsula Ciclope. Quindi sostituire lo strumento con la capsula, dotata di una componentistica elettronica adatta ad ingannare i controlli pre-lancio.

Nella mia mente, però, il distacco dal Mariner, che sarebbe poi tornato verso la Terra nel tempo di due anni, la discesa verso il suolo marziano e l'impatto venivano rappresentati come l'orrore puro dell'abbandono, della solitudine e della disperazione.

Lo spirito rabbioso di Fitch, intrappolato nella capsula, sapeva che per decine di anni, o forse per sempre, sarebbe rimasto lì, irraggiungibile ed impossibile da liberare. Prigioniero, e solo, per sempre.

Non era così che doveva andare. La capsula che chiamo Mariner, pur se la sonda in verità era ormai lontana da Marte, aveva l'ordine di aprirsi dopo un mese, ma non lo fece. Forse un guasto, forse un errore, erano una condanna all'eternità. Ed alla dannazione per me.

La visione orrenda del pianeta rosso svanì e tornò lo Yurei dello Starfighter. Il capitano Smith era stato trovato e fatto prigioniero. Allora non potevo saperlo, ma avrebbe passato in prigionia diversi anni. Avvertii il solito dolore caratteristico che non può mancare in un legame telepatico con un spirito, ma qui sapevo che c'era qualcosa di più. L'uomo il cui spirito avevamo intrappolato laggiù era stato a sua volta prigioniero di guerra. Era interessante notare che gli Yurei si dimostravano, quindi, empatici. O forse semplicemente ricordava il suo passato.
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


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