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Jane Eyre

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[RECENSIONE]Jane Eyre, di Charlotte Brontë
« il: Febbraio 08, 2017, 12:04:49 »
Lessi questa maestosità di libro da ragazza. Sono passati tanti di quegli anni che non ricordo neanche più con precisione quando fu.. circa 20 anni fa. Lo divorai allora e l'ho divorato poi. Questo è uno di quei (pochi) libri che escono dalla carta, hanno un potere quasi soprannaturale, ti chiamano a sé.. la protagonista è una di quelle creature perfette, quasi divine, con una forza tale da uscire dal libro per diventare quasi un essere umano reale.
Questo libro mi ha accompagnato per tanti anni.
Non mi ero mai decisa a recensirlo, forse perché non amo molto recensire, e non mi reputo molto all'altezza, pur tuttavia, lo dovevo a Jane.

Ecco la mia recensione, tratta da Goodreads  :embarrassed:

****


Un'eroina fuori dal tempo.

Proprio Jane Eyre non poteva mancare nel mio scaffale digitale; e il motivo è molto semplice: questo è in assoluto il libro che ho amato di più e più appassionatamente in vita mia. In realtà, ne esiste un altro quasi (e sottolineo "quasi") ex aequo (Via col vento di Margaret Mitchell), ma fra i due, il mio eletto massimo è, e resta la storia di questa piccola, non tanto bella, modesta, grande donna. Povera di soldi, ma ricca d'animo.

Sto scrivendo una recensione su di lei, e non so neppure da che parte incominciare!

Chi non conosce ancora questo libro, molto probabilmente cercherà la voce su Wikipedia e vi troverà scritto: "romanzo di formazione"; tutto esatto. Il libro illustra le vicissitudini della protagonista, dall'infanzia all'età matura. Ma è solo questo? No. E' un romanzo storico? Anche. Il libro narra la vita di una giovane orfana sullo sfondo dell'aspra, dura, crudele e a tratti disumana Inghilterra vittoriana, dove miseria e povertà la facevano da padrone, dove il cosiddetto "stato sociale" era pressoché inesistente, e il divario fra ricchi e poveri era enorme. In questo contesto si inserisce Currer Bell (lo pseudonimo usato nel 1847 da Charlotte Brontë) dando alle stampe il suo primo libro, presentato come autobiografico. Autobiografico, perché in Jane Eyre ravvisiamo elementi del vissuto famigliare di Charlotte. E, quindi, oltre ad essere un romanzo di formazione, il libro è anche un romanzo autobiografico, storico, di critica (l'eroina immaginaria di Charlotte Brontë, similmente ai personaggi dickensiani, è anche il pretesto per descrivere le ingiustizie sociali e il divario di classe della sua epoca). E' una storia incentrata sulla vita di una donna dal carattere e della formazione morale ambivalente: la personalità di Jane è totalmente singolare, è un affascinante miscuglio di tradizione e strabiliante modernità. Jane è una donna di bassa estrazione sociale, è orfana di entrambi i genitori; status, questo, che all'epoca rasentava quasi il crimine. Si ritrova ad affrontare un'infanzia durissima in un'istituto di carità che assomiglia più a un carcere che a una scuola, senza famiglia, senza protezione, senza amici, senza affetti. Le possibilità che le si prospettano di un futuro agiato e privo di preoccupazioni è pressoché nullo. Una ragazza senza genitori, non voluta da nessuno, senza nome e senza dote non aveva praticamente alcuna possibilità di diventare qualcuno, di conquistare un posto nella società, o di essere rispettata, stimata, amata. Eppure Jane, questa straordinaria giovane donna, accetta con grande dignità, decoro, e umiltà la sua sventurata condizione di orfana, e con la sola forza di volontà e un'istruzione decente riuscirà a farsi strada da sola nella vita.

E in quest'ottica, alcuni ravvedono una sorta di messaggio femminista.

Ricapitolando, abbiamo un'opera: di formazione, storica, di denuncia sociale,  autobiografica, e pure  femminista! E' tutto? Ovviamente NO, perché c'è anche una intensa, meravigliosa, e drammatica storia d'amore. Con all'interno un giallo, una cornice gotica, noir.. e quindi, a tutte le categorie usate finora bisogna aggiungere anche quella della narrazione gotica, e del mistero. Ebbene sì, perché Jane Eyre, nella parte centrale della storia, in qualche modo si trasforma, si arricchisce, si amplia, fino a diventare quasi una favola "nera".. Ma andiamo con ordine, e torniamo alla storia d'amore.

Come si dice, non fatevi ingannare dalle apparenze: questa non è una storia d'amore come tutte le altre, non si tratta di uno di quei romanzetti d'appendice che andavano tanto di moda una volta, non è il classico feuilleton..

Nel suo percorso umano e formativo, la piccola fragile e insicura orfanella, un po' rabbiosa e ribelle perché, giustamente, non si sente amata da nessuno, e ingiustamente e costantemente additata come "ipocrita",  è temprata nel corso degli anni che trascorre nell'istituto Lowood nel quale è letteralmente scaricata da una zia acquisita che è più un mostro che una zia. La signora Reed, moglie dello zio materno di Jane, alla morte dei genitori accoglie in casa la bambina per accontentare il marito che le voleva un gran bene; ma ella è una donna arida, fredda, spietata, senza cuore, che incarna il perfetto stereotipo della nobildonna inglese del tempo che ha disprezzo per i poveri e bada solo ed esclusivamente agli interessi economici e alle apparenze. Suo marito in punto di morte l'estorce la promessa che lei avrebbe continuato a tenere con sé la nipote, e che le avrebbe voluto bene come a una figlia. Ma come può una donna così insensibile e meschina amare una bambina che considera più che altro una reietta, e un peso insostenibile?
E ciò spiega la personalità fragile e insicura di Jane bambina, e le circostanze in cui finisce relegata a Lowood.

Spoiler: mostra
Là le cose non saranno affatto semplici; l'istituto è uno dei più economici e gli amministratori, manco a dirlo, speculano e rubano a danno delle allieve, con conseguenze facilmente intuibili.. le scolare sono tenute in un ambiente gretto e ai limiti della decorosità, dove la malnutrizione abbonda e le condizioni di vita sono al limite dell'accettabilità.


A sorpresa, Jane riesce a trasformarsi persino in un ambiente così negativo e ostile, sboccia letteralmente come una rosa, e la bambinetta ribelle cede il posto a una giovane donna affascinante,  istruita (a Lowood si diploma e diviene insegnante), con un'intelligenza sopraffina, che sottovaluta se stessa (si ritiene "povera e brutta"), e con un animo straordinariamente forte e incredibilmente determinata, dalla moralità rigidia e inflessibile (quasi da suora), a tratti quasi surreali. In tutto ciò che fa, pensa, e dice, Jane si dimostra del tutto dissimile alle donne del suo tempo, rivelandosi nel comportamento e nelle scelte soprendentemente all'avanguardia, tanto da sembrare più una donna del 2000 che dell'Ottocento vittoriano; e, contemporaneamente, tradizionalista, tutta d'un pezzo, rigorosa, quasi etrema nell'etica e nella moralità.
Jane abbandona Lowood, trova un impiego come istitutrice della pupilla del nobile Rochester, e in breve tempo diventa una donna emancipata, dalla decisa personalità e da una volontà incrollabile.
Neppure nei momenti peggiori della sua vita, si lascerà andare alla disperazione, tirerà sempre dritta per la sua strada, perché per Jane (soprattutto nelle questioni morali) non esistono ipocrisie, non ci sono compromessi; conosce fino in fondo il suo dovere e non conosce mezze misure. Sa cosa deve fare razionalmente, anche se ciò vuol dire andare contro il suo cuore, e segue la sua strada fino in fondo. Con il cuore spezzato.

Che altro dire.. non basta un fiume di parole per descriverla! Jane è la personificazione della serietà, dell'integrità, della bontà, è una ragazza dall'animo nobile e, a dispetto della scarsa considerazione riservata alla categoria delle istitutrici nella sue epoca, dalle spocchiose nobildonne inglesi (le vere oche senza cervello!!), è una persona estremamente acculturata e intelligente, che sa bene quale sia il suo posto, e tuttavia, non smette un solo istante di lottare per la sua felicità.
Sì, perché è anche una donna passionale, vibrante, e profondamente innamorata..

Se dovessi cercare una sorta di definizione per questo personaggio, direi: fuoco e ghiaccio. Ghiaccio (apparente) all'esterno, tutta anima e fuoco dentro. Jane ha un carattere umile, sa bene come le conviene comportarsi in società e accetta di buon grado di sopportare doveri, umiliazioni, e dolori, eppure, dentro vorrebbe urlare!

E la vita, alla fine, con tutta la esplosiva passionalità, esploderà prorompente con un finale sorprendente e del tutto inaspettato.
« Ultima modifica: Febbraio 08, 2017, 12:09:02 da Jane Eyre »
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Caramon77

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Re:[RECENSIONE]Jane Eyre, di Charlotte Brontë
« Risposta #1 il: Febbraio 08, 2017, 16:23:42 »
Molto interessante... vien voglia di leggerlo.
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


Al mondo ci sono solo 10 tipi di persone: quelli che capiscono il codice binario e quelli che non lo capiscono.

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Re:[RECENSIONE]Jane Eyre, di Charlotte Brontë
« Risposta #2 il: Febbraio 08, 2017, 16:37:40 »
 :good: :clap: :clap: :clap: :rotfl:
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Caramon77

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Re:[RECENSIONE]Jane Eyre, di Charlotte Brontë
« Risposta #3 il: Marzo 20, 2017, 09:46:58 »
Ed ecco che l'ho letto. Molto rapidamente, considerando le 600 pagine di testo.

Una prima indicazione: leggetelo nella versione tradotta da Ugo Déttore, edizioni Garzanti.

Questo romanzo è stupendo, perché stupendi sono i personaggi e stupendo è IL personaggio. Jane è umana, vera, reale. Si trova ad affrontare numerose tempeste, esterne (privazioni, difficoltà, persone grette), ed interne (amore, conflitto col dovere, religione). Vive queste tempeste come ci si aspetta dovrebbe fare, ma... un momento... non in modo ovvio e banale. In modo realistico, considerando la sua estrazione, la sua origine, la sua genesi.

Il romanzo è una fotografia di una società difficile, disomogenea, chiusa, "piccola". Una società in cui, in verità, le scappatoie sono poche o punte. Eppure Jane, commuovendoci ed attirandoci a sé per vivere al suo fianco le vicissitudini (richiamando in modo specifico il "lettore" più volte), lotta, insiste, esiste.

Perché è un'eroina? Anche, non neghiamolo, ma fondamentalmente perché non aveva altra scelta, soprattutto all'inizio del romanzo. Ci sono poi momenti in cui si realizza l'eroina, ovvero momenti in cui la via comoda, il meritato riposo, il momento dell'incasso, viene rifiutato. Anche qui non per banali moralismi figli del tempo, ma per coerenza con il carattere e l'anima di Jane che è giusto, per sé stessa, si comporti così.

Ecco il femminismo, non nella sua accezione di opposizione al maschio (i personaggi gretti sono più o meno equamente distribuiti tra i due sessi), ma nel suo valore più puro: definizione di sé, padronanza delle proprie azioni, indipendenza per volontà, non per contrasto. Jane avrà pure qualche cosa da rimproverarsi, ma fondamentalmente può dire a sè stessa ed al mondo di aver sempre avuto massimo rispetto della sua stessa persona, di non essersi mai tradita.

Oltre a ciò vivremo storie di un mondo lento, ore o giorni per cambiare regione, vecchio, solo focolari e candere a scaldare ed illuminare, inospitale, il clima inglese fa il paio con personalità altrettanto fredde, storie spesso squarciate da inattesi (ma non "sleali") colpi di scena e da un ritmo corretto, raramente frenato, piacevole.

Assolutamente un testo da fare proprio.
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


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Re:[RECENSIONE]Jane Eyre, di Charlotte Brontë
« Risposta #4 il: Giugno 04, 2017, 14:29:53 »
Adesso siete pronti per leggere Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde. :-)

Disclaimer: l'ho tradotto in italiano io, insieme a un collega, ma non ci guadagno nulla: come nella stragrande maggioranza dei casi in Italia, sono stato pagato “a stralcio”, cioè in un'unica soluzione in funzione della lunghezza del testo, e non anche con royalties sulle vendite.

Tornando a Fforde, questo è il primo della sua serie di romanzi sul personaggio di Thursday Next, investigatrice che entra – letteralmente – nei libri, per risolvere casi, impedire al cattivo di turno di rapire o uccidere personaggi letterari, e così via.

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Caramon77

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Re:[RECENSIONE]Jane Eyre, di Charlotte Brontë
« Risposta #5 il: Giugno 05, 2017, 08:57:14 »
Ma vè, che cosa curiosa!
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


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