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Caramon77

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Editori e traduzioni: c'è qualche garanzia?
« il: Marzo 13, 2017, 16:58:03 »
Come sappiamo tutti le traduzioni cambiano profondamente l'esperienza di lettura. Da complessa ed incespicante può divenire fluida e coinvolgente, ma al contempo possono essere proposte traduzioni non solo "moderne", ma gravemente distanti dall'essere fedeli. Le due cose (fedeltà e modernità) non sono, a mio avviso in contrasto, è possibile trovare traduzioni moderne e fedeli, quanto possibile per risultare godibili oggi.

Ora mi chiedo, dopo aver approcciato Jane Eyre in versione gratuita (LiberLiber, traduzione del 1904) ed in versione commerciale (Garzanti Grandi Libri, traduzione di Ugo Déttore) ed avendo rilevato differenze abissali nella godibilità, se sia possibile fidarsi di un editore in tal senso.

Se sia possibile dire che Garzanti, per fare un esempio, sia un editore capace di proporre abitualmente buone traduzioni, oppure se sia il caso di valutare volta per volta.
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


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Re:Editori e traduzioni: c'è qualche garanzia?
« Risposta #1 il: Marzo 16, 2017, 21:41:39 »
Io mi sono sempre trovata bene con le edizioni Garzanti. Ugo Dèttore, poi, è stato un traduttore molto esperto e abile.
Per il resto, sono totalmente d'accordo con te: la traduzione è fondamentale per una buona esperienza di lettura.
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Re:Editori e traduzioni: c'è qualche garanzia?
« Risposta #2 il: Marzo 29, 2017, 22:05:24 »
Ora mi chiedo, dopo aver approcciato Jane Eyre in versione gratuita (LiberLiber, traduzione del 1904) ed in versione commerciale (Garzanti Grandi Libri, traduzione di Ugo Déttore) ed avendo rilevato differenze abissali nella godibilità, se sia possibile fidarsi di un editore in tal senso.

Se sia possibile dire che Garzanti, per fare un esempio, sia un editore capace di proporre abitualmente buone traduzioni, oppure se sia il caso di valutare volta per volta.

Mi tocchi dal vivo, Caramon, visto che traduco di mestiere...

In linea di massima, sì, l'editore può offrire una certa qual garanzia, ed è anzi proprio la ragion d'essere degli editori. Se mi piace, poniamo, la linea editoriale dell'Adelphi, con le scelte di Calasso e soci, so più o meno che tipo di testi, di traduzioni, di cura e perfino di immagini di copertina aspettarmi. (È un esempio, non sto facendo pubblicità all'Adelphi, che può piacere o non piacere: menziono loro perché hanno un approccio più coerente e unitario di vari altri.)
Quindi conviene farsi un'idea del tipo di editore, e dei singoli editori. Per quanto riguarda per esempio i “piccoli”, quelli che non fanno parte dei grandi gruppi editoriali: sull'operato di alcuni, soprattutto quelli specializzati nella letteratura di certi paesi o lingue, si può contare abbastanza. (Altri, invece, cercano di tagliare sui costi affidandosi a principianti o studenti o persone che hanno un altro lavoro e traducono per arrotondare, anche a poco perché non è la loro fonte di reddito principale.)
Presso i grandi editori ci possono essere più fluttuazioni: il fatto stesso di pubblicare centinaia di libri all'anno – anziché magari una decina come un piccolo editore –, affidati a varie diverse redazioni anche all'interno della stessa casa editrice, fa intuire che gli esiti non saranno necessariamente uniformi.
L'ideale sarebbe forse fare caso ai nomi dei traduttori e farsene un'idea (come si fa per gli autori o, in altri campi, per registi e attori dei film) o, in mancanza di questo, scorrere concretamente o virtualmente qualche pagina e farsi un'idea.

Mi rendo conto che non ho fatto chissà che rivelazioni, ma solo un po' di banalità di buon senso...

Ciao,
Daniele

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Re:Editori e traduzioni: c'è qualche garanzia?
« Risposta #3 il: Marzo 29, 2017, 22:33:03 »



 (Altri, invece, cercano di tagliare sui costi affidandosi a principianti o studenti o persone che hanno un altro lavoro e traducono per arrotondare, anche a poco perché non è la loro fonte di reddito principale.)


Ciao,
Daniele

Detto fra noi, si vede quando un lavoro è dilettantesco.
Persino io, nel mio piccolissimo (traducevo amatorialmente fiabe popolari), so quanto sia arduo tradurre, che è quasi come riscrivere, con la differenza che lo si fa da un punto di vista nostro e non da quello dell'autore.

Tradurre è un'arte, e tradurre da "buttalà" è un crimine.
Da lettrice e acquirente, esigo professionalità da parte degli editori.

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Re:Editori e traduzioni: c'è qualche garanzia?
« Risposta #4 il: Marzo 30, 2017, 08:33:32 »
Ciao Daniele!

Non sono banalità, le tue, sono lo specchio della realtà (in verità mi hai insegnato qualcosa). Recentemente si è reso evidente ai miei occhi che dire "Ho letto l'Isola del Tesoro" non basta, devi aggiungere "tradotto da..." se ti rispondono "anche io, ma non mi è piaciuto".

In taluni casi sono, magari, un po' ingiusto, quando paragono una traduzione di Ugo Déttore di Jane Eyre a quella gratuita su LiberLiber, tradotta nel 1904. Ma in altri casi è incredibile come traduttori circa contemporanei facciano lavori tanto diversi!

Porrò quindi più attenzione alla cosa.
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


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Re:Editori e traduzioni: c'è qualche garanzia?
« Risposta #5 il: Aprile 18, 2017, 23:24:04 »
Ricordo il caso emblematico della prima edizione dell'Armenia di "The Malazan Book of Fallen" di S. Erikson.

Si è iniziato bene, traducendo il nome della saga in modo errato, ossia come "La caduta di Malazan", quando nelle intenzioni dell'autore il titolo era un omaggio a Napoleone al suo libro in cui annotava i caduti -diventerebbe quindi "Il libro malazan dei caduti". Per non parlare di alcuni luoghi/personaggi tradotti prima in italiano, poi rimangono in inglese, poi di nuovo in italiano.... che confusione!!
Alcune copertine erano pure ridicole, un patchwork di un ragazzino che ha aperto Photoshop per la prima volta.... con tra l'altro immagini non attinenti al contenuto del volume.

Chissà come si è arrivato a tanto...
Sembra ad ogni modo che nella nuova edizione siano stati corretti tali errori.

Il traduttore... l'ho sempre visto come un musicista che suona un pezzo di un grande compositore.... ossia una collaborazione con ruoli, metodi e competenze differenti, per costruire assieme una nuova realtà. Egli deve avere competenze filologiche, storiche, conoscere il contesto culturale ed eventuali motivazioni concettuali/critiche esterne dall'opera in sé, mentre ciò non è richiesto (anzi, è implicito) all'autore.

Per non parlare poi dell'usufruitore... Se ben ricordo: non era Derrida che scriveva che ogni opera è unica e viene definita/determinata da colui che ne sta usufruendo in quel determinato momento/contesto? E in mezzo tra autore e destinatario vi sono mille elementi: traduttore, casa editrice, eventuali censure o interferenze di gruppi di potere, psicologismi, simbologie non recepite o mal comprese, e tutto ciò che prevede quel contesto culturale. Lo stesso libro, per me avrà quindi un significato molto diverso, rispetto a un qualsiasi altro lettore o rispetto allo scrittore stesso.

Basti pensare alla Bibbia: che ruolo hanno avuto gli innumerevoli traduttori per definire il messaggio di per sé?



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Caramon77

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Re:Editori e traduzioni: c'è qualche garanzia?
« Risposta #6 il: Aprile 19, 2017, 09:01:02 »
Complimenti, un'analisi estremamente interessante.

Vergognoso il caso Armenia. Brillante il paragone con il mondo della musica. Audace, ma corretto, l'esempio della Bibbia.
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


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