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Caramon77

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Andrà tutto bene - Racconto breve (noir)
« il: Febbraio 12, 2018, 15:48:53 »
"Andrà tutto bene"
di Federico Tamanini

Sveglia, barba, colazione, autobus, negozio. E domani sveglia, barba, colazione, autobus, negozio. E poi sveglia, barba, colazione, perdo l’autobus, prendo quello successivo, negozio.

Non mi ero proprio accorto di aver perso un po’ di tempo. Purtroppo a volte mi capita di perdermi, mio papà diceva di non ascoltare i miei compagni e le loro brutte parole, diceva che io ero solo un sognatore e che è una cosa bellissima, sognare.

Ho sempre amato molto leggere e quando leggo storie fantastiche a volte mi trovo poi a perdermi in quei racconti e non ho più il senso del tempo.

A sentire la signora sono il solito idiota. Ogni settimana c’è un motivo per essere considerato un idiota. La signora non è mai stata buona con me, ma io la perdono, non porto rancore. E poi il lavoro mi serve.

Un giorno sono un idiota perché ho perso l’autobus e lei ha dovuto aprire il negozio al posto mio con ben dieci minuti di ritardo. Un giorno sono un idiota perché non espongo bene la merce. Un giorno sono un idiota perché non frego adeguatamente il cliente.

Non mi dice mai che sono bravo perché ricordo esattamente dove sta ogni cosa, anche la più insignificante. Lei chiede dov’è la lampadina di ricambio, che si è fulminata quella del bagno ed io “nello sgabuzzino, scaffale in alto, a destra, scatola blu dietro alla carta assorbente”.

Ed è lì. E lei ci avrebbe messo un giorno intero a trovarla, ma io sapevo che era lì, perché l’anno scorso l’ho vista e sono molto attento ai dettagli. La signora, però, non mi ha ringraziato.

Ma io la perdono, è fatta così, è il suo carattere, poi è vero che sbaglio, a volte ha ragione. Non me la prendo. Poi il lavoro mi serve. Finché c’è il lavoro posso vivere per conto mio, quindi va tutto bene.

Finché c’è il lavoro posso tenere il mio piccolo appartamento, con tutte le cose che mi piacciono. Certo, guadagno poco, ma quel poco mi basta, poi mio fratello ogni tanto mi aiuta un pochino. Da quando non ci sono più papà e mamma lui mi è stato molto vicino, ogni tanto lo chiamo, la sera, per sfogarmi un po’ se in negozio mi hanno trattato male.

Un giorno la signora passando dietro al banco, dove c’ero già io, mi diede una spinta, io finii contro lo scaffale e ruppi tre bottiglie di Teroldego. Ero dispiaciuto, è un ottimo vino. La signora si arrabbiò molto, mi insultò e trattenne il costo delle bottiglie dal mio stipendio. Quella volta c’era in negozio anche suo marito, che mi tratta anche peggio della signora, ma per fortuna lei lo odia e lui non viene quasi mai. Lui mi chiamò “scemo” e a me non piace, perché era così che mi chiamavano i miei compagni, facendomi arrabbiare. Una volta a Claudio Precossi, terza “A”, primo piano a sinistra, seconda porta, gli diedi anche un pugno per questo.

Quella volta sono stato molto bravo, con il marito della signora, le ho solo spiegato che sopporto tutto, ma non di essere chiamato “scemo”.

La signora in quell’occasione mi ha appoggiato una mano sul braccio ed io mi sono calmato perché ho visto che era preoccupata.

Però ho fatto fatica a sopportare e quando capitano cose così chiamo mio fratello.

Lui mi conforta e mi tranquillizza. Di solito sono molto calmo e tranquillo, ma tutti hanno un limite, no? E a me non piace arrabbiarmi, mi sembra di non essere più io.

Quando c’è Giovanna la giornata prende una piega diversa, lei mi parla gentilmente, ma non capisco se sia per compassione o meno. Non è un segreto che io sia un po’ speciale, qualcuno direbbe che sono lento. Mia mamma diceva sempre di non permettere a nessuno di favorirmi, perché io posso fare tutto quello che fanno gli altri. Lei stessa non mi favoriva, anzi era spesso più severa che con gli altri. Diceva di farlo per il mio bene. Però permetto a Giovanna di essere gentile con me, anche se forse lo fa perché sono speciale. Mi piace quando Giovanna è gentile con, me, anche se viene solo un giorno a settimana per pulire.

La signora, invece, non mi tratta con riguardo, non è carina con me, forse devo pensare che così mi fa un favore, visto che è così che faceva la mamma. Certe volte ho paura di arrabbiarmi, dire cose sbagliate e perdere il lavoro, ma non succede mai, perché io sono molto tranquillo, penso sempre che alla fine va tutto bene e poi nonostante tutti i pasticci che, secondo lei, combino, la signora non mi caccia mai.

Oggi è il giorno in cui viene Giovanna ed io lavoro meglio che posso, voglio fare bella figura, mi dispiace se trova disordine, perché poi fa più fatica a pulire. Giovanna quando entra mi sorride. Anche io sorrido, ma sorrido a tutti, non solo a lei. Sorrido molto. Solo ieri ho sorriso trecentocinquantuno volte.I clienti amano la gente educata, io sono convinto di fare bene al negozio, se ci fosse solo la signora, forse, non verrebbero, lei non ride mai.

Dicevo che oggi viene Giovanna e deve essere tutto a posto. E’ un peccato dopo la chiusura mattutina la signora si sia arrabbiata ed abbia buttato in terra tutta quella roba, era di certo nervosa perché il marito era passato a chiedere dei soldi e l’aveva fatta arrabbiare come non mai. Al che si è arrabbiato anche lui e mi ha chiamato di nuovo “scemo”. Credo che abbia anche dato uno schiaffo alla signora.

Io ho cercato di sistemare, ma non avevo abbastanza tempo, durante la pausa, avevo un sacco di lavoro, ho fatto quello che ho potuto per rimediare all’inconveniente.

Mia mamma diceva sempre che quando si fa un pasticcio bisogna impegnarsi a sistemare tutto, come se nulla fosse accaduto. Quella volta che avevo rovesciato il minestrone per sbaglio ho raccolto tutto e pulito ed ho preparato un’altro minestrone e nessuno avrebbe potuto dire che il primo era caduto. La mamma mi aveva detto di sistemare come se nulla fosse accaduto. Quando tornò a casa papà dovemmo dirgli noi che avevo rovesciato il minestrone, lui non si sarebbe accorto di niente. Sono stato contento, quella volta, perché invece che sgridarmi per il pasticcio mi fece i complimenti per come avevo risolto tutto.

Bisogna rimediare ai pasticci. Se si sistema come non fosse mai accaduto nulla, allora, va tutto bene.

Queste cose insegnano molto, ed oggi penso di essere stato bravo, anche se la roba che la signora ha buttato in terra è ancora là, nel retrobottega. Avevo troppo da fare, dovevo sistemare tutto dopo il pasticcio, se sistemi tutto in modo che non si possa dire che è accaduto qualcosa ecco che praticamente non è accaduta. Solo che il negozio andava riaperto, quindi ho lavorato sodo per sistemare il pasticcio in modo che nessuno possa dire che è accaduto, ma quelle cose buttate in terra sono ancora lì. Ci penserò dopo, va tutto bene.

Comunque sono stato contento che quando è entrata la professoressa Magni non si sia accorta di nulla. E sono stato felice di averla servita io, è gentile con me.

Mi ha detto: “Paolino stasera ho gente devo fare un buon ragù, mi serve del macinato buono, fresco, non come la volta scorsa che non era mica speciale”.

Io tutto contento le ho risposto che poteva stare tranquilla, che oggi il macinato era freschissimo e senza dubbio speciale. Non era una bugia.

Basteranno i clienti di una settimana ed il pasticcio sarà a posto, come non fosse mai accaduto e allora... andrà tutto bene.
Per lui ogni goccia che cadeva era un attimo che moriva. Sentiva il tempo scorrere dentro di lui, e ogni istante non poteva esser più ricatturato.


Al mondo ci sono solo 10 tipi di persone: quelli che capiscono il codice binario e quelli che non lo capiscono.

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sakitatu

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Re:Andrà tutto bene - Racconto breve (noir)
« Risposta #1 il: Marzo 24, 2018, 14:05:59 »
Carino!