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Post - Caramon77

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Libreria Digitale / Lupo e Lepre - Racconto breve (noir)
« il: Dicembre 13, 2017, 12:28:03 »
Scrivo questo racconto direttamente sul forum HomoReadens, non pretendo, né pretenderò alcun diritto specifico, il testo è di pubblico dominio, l'unica richiesta è che eventuali citazioni, stralci, usi di ogni genere rechino indicazione dell'autore originale e del forum - OVVERO : Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)

Lupo e Lepre

di Federico Tamanini

Il suo vero problema era che non aveva memoria. Il suo vero problema era che non aveva volontà. Il suo vero problema era che si distraeva continuamente. A seconda di quando rifletteva su sé stesso il suo vero problema appariva essere questa o quella cosa.

Però il suo vero problema era l’uomo che, di nascosto, lo seguiva.

La pianta del piede destro gli doleva, quella scarpa, pure brutta, che si ostinava a tenere fino alla consunzione, perché la moda del momento, la sua personale, intima moda, era sfruttare le cose fino all’ultimo.

Quella scarpa che tanto aveva camminato, sotto i portici di Bologna, la grassa, la dotta, la buia Bologna.

Semaforo rosso. Le sei del pomeriggio, in gennaio, sono schifose. Quasi notte, sei appena uscito dall’ufficio e della giornata ti rimangono le ore peggiori. Lui lo sapeva, perché erano cose pensate mille volte. Sapeva che non si lavorano otto ore al giorno, si lavorano le ore migliori, che è diverso.

Tenetevele pure le ore gelide, rapite la gente da novembre a marzo e fatela lavorare venti ore al giorno, ma poi lasciatela libera. Invece no. Si vende il proprio tempo migliore e si tengono le briciole per sé. Non è vita.

Verde, si cammina, tre persone intorno, due da scansare sotto i portici di Bologna. Persone forse viste cento volte, ma comunque sconosciute nel piccolo mondo di una grande città dove si può essere soli in mezzo alla folla. L’orologio non ferma il suo viaggio, l’essere umano non pensa al momento presente, ma a dopo, ha sempre pensato a dopo. Anche l’uomo dietro di lui pensava a dopo.

Ecco una bottiglia vuota, usata. Era una birra, qualcuno l’ha consumata e lasciata lì, di fianco ad una porta. La rabbia, ormai anch’essa non troppo viva, tornò come ogni volta, data forse dal fatto di vedere chi le regole non le rispetta, ma non vedere il mondo crollare. Pare ingiusto.

Ora era la giacca a dargli fastidio, sono giorni stupidi, ti copri e poi appena cammini un po’ dovresti scoprirti, ma guai a farlo, quindi sopporti. Si era fermato un momento a vedere la vetrina della farmacia, c’era una pubblicità ridicola con gente che ride e vuol farti credere che sarai più felice con quel colluttorio.

Se il farmacista che stava sistemando la vetrina fosse stato più attento al presente, anziché pensare sempre al dopo avrebbe notato l’incertezza dell’uomo in secondo piano, colto di sorpresa dall’arresto della sua lepre, perché anch’egli non pensava al presente, ma al dopo.

Ferma davanti alla vetrina la lepre sentiva un uomo al telefono, qualche metro più indietro. Stava pregando qualcuno per avere più tempo. E’ sempre così il tempo: ne butti via un bidone, poi ti accorgi che una goccia vale tutto ciò che hai.

La lepre aveva ripreso il suo cammino e improvvisamente il tempo presente era divenuto più aggressivo, senza ancora pretendere tutta l’attenzione, ma iniziando a volerne un po’.

Ecco che si volta a destra e si lascia la via porticata, una leggera salita, il fiato disegna una nuvola fugace, è buio. Arrivati al cancello la mano estrae le chiavi dalla solita tasca, riconosce al tatto quella giusta che apre la serratura.

Un migliaio di respiri prima il lupo fu colto alla sprovvista dall’improvviso arresto di fronte alla vetrina, ma faceva parte del gioco. Era l’eccitazione che cercava, quella per cui lui stava giocando. Molti avrebbero definito la sua personalità come normale, non che significhi qualcosa, è ovvio. Nessuno è normale, al massimo può aspirare ad essere omologato ai più. Però appariva normale e nessuno notò la sua incertezza, nessuno immaginò che stesse seguendo un uomo che senza avvisaglie aveva prestato attenzione ad una vetrina. Non lo notò l’uomo fuori dalla vetrina, non lo notò l’uomo dentro la vetrina.

La lepre riprese il suo cammino e lui dietro. Era quasi il momento, lo sapeva bene, si era preparato bene, il suo maestro aveva ragione, era maledettamente eccitante e non aveva più paura. Paura di esitare, di non riuscire, paura di pentirsene. No, era vero, solo adesso si sentiva vivo e tra pochi minuti, se fosse andato tutto come doveva, sarebbe stato ancora meglio.

La prima volta non potè portare a termine il suo piano, c’era gente nel cortile, ma fu un bene, perché il dubbio e l’incertezza aumentano il piacere.

Un piacere indispensabile come l’aria da respirare, ormai. L’ultima soluzione per guarirlo da una malattia terribile: la disperazione. Quella peggiore, data dal senso di inutilità, dall’idea di vivere un’ora solo per essere un’ora più vicino alla morte. Sottomesso a persone dal valore miserabile, cosa che rendeva lui stesso ancor più miserabile. Per molti la cura che si era scelto, o meglio che gli era stata proposta, sarebbe inaccettabile, ma forse non sanno esattamente cosa significhi essere realmente irrilevanti. Irrilevanti per chiunque, inutili, innocui. Per una volta non sarebbe stato messo sotto da nessuno. Per una volta lui sarebbe stato onnipotente.

La lepre era stata scelta accuratamente, era anch’egli un uomo inutile, quindi ammazzarlo non era un grave torto e ammazzarlo per qualcosa di valore, come recuperare il proprio gusto per la vita, poteva essere quasi considerato un onore.

Il lupo camminava, sempre più vicino alla trappola e si chiedeva quanti omicidi venivano studiati come il suo, per un fine quasi nobile, da questa incredibile organizzazione di cui non avrebbe mai saputo niente, oltre a conoscere la voce del maestro ed il volto della pedina che lo aveva avvicinato per proporre la cura.

La pedina… quel ragazzetto vestito di stracci, col volto segnato da chissà quali sostanze, forse pagato cinquanta euro per fare da messaggero, forse già morto.

La lepre aveva svoltato, era quasi il momento. Il lupo cercò il coltello nella tasca e ripassò i consigli del maestro: spingerlo dentro il cortile, attendere che si girasse, fissarlo negli occhi solo un istante e subito colpire alla gola, poi via, senza indugio, scomparire nelle viscere vecchie e maleodoranti della città.

“Mi vedranno”, “No nessuno nota niente, ormai, controlli che non ci sia qualcuno sul marciapiede poi te ne vai”, “Ma il dna e le indagini...”, “Non potranno pensare a te, non hai legami, non hai un movente” e così via.

Il maestro era stato convincente, in effetti il lupo non aveva legami con la lepre, altri avevano trovato la vittima giusta per lui, altri lo avevano pedinato per giorni per conoscere le sue abitudini, gente invisibile cosciente che non c’è miglior modo per godere di una cosa del vedere com’è facile perderla.

Poi non era il momento per pensare ai propri dubbi, dopo due anni passati a prelevare il denaro poco alla volta, a sopportare soprusi ed assaporare il momento.

Era pronto, era preparato, era deciso come mai nella sua miserabile esistenza, il cuore batteva forte, il pugno era serrato sul coltello, si era con cautela avvicinato e la lepre stava rovistando nella tasca alla ricerca delle chiavi.

All’improvviso non conta niente altro che il tempo presente.

Il lupo è eccitato il momento è buono, non c’è nessun altro, la lepre ha inserito la chiave nella serratura e aperto il piccolo cancello, bisogna agire, subito!

Una spinta e la vittima è dentro, il coltello è fuori, ma…

Quel rumore improvviso e il tempo quasi fermo. Il lupo capisce che la lepre non è rovinata in terra per sua mano, ma si è spinta in avanti, lasciandosi cadere volontariamente, in modo controllato. E che ha aperto il cancello con la mano sinistra, mentre nella destra ora c’era la pistola, che ha già tuonato.

Il dolore forse è intenso, ma la mente del lupo è troppo stupita, dalla sorpresa e dal volto della lepre che mostra eccitazione, e, inequivocabilmente, un diabolico sorriso.

Mentre il sangue sgorga dal suo ventre il lupo pensa che improvvisamente lui è lepre, e la lepre è lupo e che tutto va come previsto, che lui è sempre stato la lepre. Legittima difesa. Geniale.

Mentre la forza lo abbandona pensa alle parole del maestro: puoi capire il valore della vita quando essa ti lascia, o quando la togli ad altri.

Mentre si accascia al suolo pensa che in quel minuto sono in due, a capire il valore della vita, e solo uno a trarne profitto.

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Libreria Digitale / Re:1965 - Racconto a puntate
« il: Dicembre 13, 2017, 12:26:29 »
Si dice che le bugie avrebbero le gambe corte, ma questa bugia non l'avrebbe mai saputa nessuno. Il Mariner uffcialmente subì un guasto al tubo Geiger il 5 febbraio 1965, a causa di un brillamento solare. Non ci fu nessun brillamento e nessun guasto al tubo Geiger, perché non c'era nessun tubo Geiger. La piccola capsula che venne sganciata su Marte in occasione del sorvolo era stata installata al posto del tubo, e ne aveva le fattezze.

La geniale trovata del suo gruppo fu di scegliere uno strumento non indispensabile alla missione e dalla forma compatibile con la capsula Ciclope. Quindi sostituire lo strumento con la capsula, dotata di una componentistica elettronica adatta ad ingannare i controlli pre-lancio.

Nella mia mente, però, il distacco dal Mariner, che sarebbe poi tornato verso la Terra nel tempo di due anni, la discesa verso il suolo marziano e l'impatto venivano rappresentati come l'orrore puro dell'abbandono, della solitudine e della disperazione.

Lo spirito rabbioso di Fitch, intrappolato nella capsula, sapeva che per decine di anni, o forse per sempre, sarebbe rimasto lì, irraggiungibile ed impossibile da liberare. Prigioniero, e solo, per sempre.

Non era così che doveva andare. La capsula che chiamo Mariner, pur se la sonda in verità era ormai lontana da Marte, aveva l'ordine di aprirsi dopo un mese, ma non lo fece. Forse un guasto, forse un errore, erano una condanna all'eternità. Ed alla dannazione per me.

La visione orrenda del pianeta rosso svanì e tornò lo Yurei dello Starfighter. Il capitano Smith era stato trovato e fatto prigioniero. Allora non potevo saperlo, ma avrebbe passato in prigionia diversi anni. Avvertii il solito dolore caratteristico che non può mancare in un legame telepatico con un spirito, ma qui sapevo che c'era qualcosa di più. L'uomo il cui spirito avevamo intrappolato laggiù era stato a sua volta prigioniero di guerra. Era interessante notare che gli Yurei si dimostravano, quindi, empatici. O forse semplicemente ricordava il suo passato.

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Sconto usuale, non enorme, ciononostante benvenuto.

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Mondo Kobo / Re:Kobo Aura ONE
« il: Dicembre 10, 2017, 19:21:49 »
Si è un'esperienza di lettura notevolmente diversa dai 6 pollici, ma anche dai 6,8. La superficie è molto più simile a quella di un vero libro e spesso questo basta ad ingannare il cervello che nota molto meno la differenza tra leggere su carta e leggere su eink.

Io mi trovavo già bene con i 6.8, comunque molto più gradevoli dei 6, ma questo display è un ulteriore passo avanti. Però non andrei oltre.

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Mondo Kobo / Re:Kobo Aura ONE
« il: Dicembre 09, 2017, 10:57:05 »
Io lo comprai usato a 110€, doveva essere pari al nuovo e quasi lo era a parte un piccolo puntino "acceso", quindi un granello di polvere a un mm dallo spigolo inferiore sinistro. Forse il venditore lo dava via a poco per questo. Io me ne frego, è una cosa irrilevante.

200€ usato... a me pare troppo. Su Mondadori costa 230...

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Dimenticavo di aggiungere le letture serali con la bimbetta!

Letto "Pinocchio" con tutte le piccole "crudezze" che prevede (impiccagione e simili) piaciuto (a me ed a lei).
In lettura "Il Mago di Oz" che insospettabilmente (causa narrazione meno facile rispetto a Pinocchio) piace anch'esso (a me ed a lei).

Intanto sono quasi alla fine di "La libertà a mezzanotte", ho accelerato perché in questi giorni, dopo la caduta in moto causa ghiaccio, prendo anche il bus, a seconda delle temperature previste e ci metto, se sono fortunato, poco meno di un'ora a tornare a casa ed andare in ufficio (contro i venti minuti scarsi della moto, infatti oggi che è bello, sono in sella).


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Novità ed eventi / Re:Disservizio di Bookrepublic
« il: Novembre 30, 2017, 15:44:57 »
Bé dai, è stato faticoso, ma alla fine ne sei uscito. Purtroppo rimane solo l'esperienza di un pessimo servizio.

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Novità ed eventi / Re:Disservizio di Bookrepublic
« il: Novembre 23, 2017, 09:02:57 »
Niente risposte sono stupito, di norma il poche ore, massimo un giorno, ottenevo un feedback. O che hanno problemi con la posta o che hanno problemi col personale. Non sarebbe la prima volta che se ne va uno/a bravo/a e un'azienda cambia faccia.

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Novità ed eventi / Re:Disservizio di Bookrepublic
« il: Novembre 22, 2017, 14:25:20 »
Mail inviata, vediamo.

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Novità ed eventi / Re:Disservizio di Bookrepublic
« il: Novembre 21, 2017, 14:38:49 »
Se volete gli scrivo io, ma devi mandarmi in PM qualche dettaglio in più sul tuo ordine.

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Segnaliamo qui ciò che vale la pena di notare?

Per ora direi le offerte Amazon su Kindle (PW e Fire), non scaldalose, ma buone, il PW viene 99€ (e 99 cent, maledetti loro).

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Sala da tè / Re:Come citare un eBook in bibliografia
« il: Novembre 17, 2017, 09:08:24 »
Mi pare un'ottima soluzione!

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Mondo Kobo / Re:Topic ufficiale Kobo H2O
« il: Novembre 13, 2017, 22:10:04 »
 :clap: :clap: :clap: :clap:

Purtroppo non so nulla di Mac  :sad:

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Mondo Kobo / Re:Topic ufficiale Kobo H2O
« il: Novembre 12, 2017, 21:00:41 »
Su pc in calibre va abilitato un driver. Di solito lo è di default, ma un controllino nelle opzioni di Calibre, sotto plugin, mi pare, si può fare.

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Mondo Kobo / Re:Topic ufficiale Kobo H2O
« il: Novembre 12, 2017, 11:37:13 »
Mai avuto Mac mi spiace. Il driver è abilitato?

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Sala da tè / Re:Il sesso spiegato ai bambini
« il: Novembre 12, 2017, 11:36:23 »
Effettivamente...

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Novità ed eventi / Re:Disservizio di Bookrepublic
« il: Novembre 12, 2017, 11:35:35 »
Anche io ho ricevuto pronta risposta. Non è che la loro roba ti finisce nella spam?

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Mondo Tolino / Re:Tolino e Calibre
« il: Novembre 09, 2017, 08:28:15 »
Meglio che niente. Anche io sono un maniaco dell'organizzazione dei contenuti, ed inorridisco quando non c'è la navigazione per cartelle, sarà l'eredita dei miei anni con il DOS  :clap: :clap:

Che nostalgia...

Comunque bene dai, meglio che nulla.

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Sala da tè / Re:Alza il dito a Trump, e viene licenziata
« il: Novembre 08, 2017, 09:11:06 »
Vilipendio alla nazione... che ridere, non c'è più un italiano che abbia un minimo di amor patrio. In buona parte se il nostro Paese non è come lo vogliamo è colpa nostra. Ma sono ot...

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Sala da tè / Alza il dito a Trump, e viene licenziata
« il: Novembre 07, 2017, 09:29:56 »
Mmmh....

Link a Il Post

Da una parte non è che questa persona sia una cima di furbizia... dall'altra penso che si possa dire che sia stata licenziata per un "opinione".

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