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Creare un ebook : strumenti e tecniche / Re:Writer2ePub
« Ultimo messaggio da Caramon77 il Dicembre 17, 2017, 14:07:40 »
Anche io odio il file unico...
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Recensioni e discussioni su libri e prodotti editoriali / Re:Che libro state leggendo?
« Ultimo messaggio da Caramon77 il Dicembre 17, 2017, 14:06:30 »

"Figli miei, non è possibile che quando andiamo in pizzeria,  anziché i vostri volti mi veda sempre davanti i vostri cellulari. Non è possibile che, ovunque siamo, per prima cosa voi chiediate la password del wi-fi."

Cazzullo può stare sereno, almeno metà del problema è già quasi risolto, infatti con gli attuali piani dati il wifi del ristorante non se lo fuma più nessuno  :)

La seconda parte sarà risolta presto anch'essa. Quando noi non ci saremo più ecco che tutti, nessuno escluso, fisseranno in cellulare e nessuno lo troverà più strano.
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Creare un ebook : strumenti e tecniche / Re:Writer2ePub
« Ultimo messaggio da Jane Eyre il Dicembre 16, 2017, 12:24:28 »
Per ora ho risolto con l'estensione "Filtri di esportazione Writer2xhtml 1.4",  che per fortuna, funziona. Come w2epub, esporta anch'essa il documento ODT a EPUB. Soltanto, non lo fa bene come l'altra, nel senso che codice html e fogli di stile non sono altrettanto belli ordinati e di qualità; in più (nota maggiormente dolente  :confused:) esporta il testo in un corpo unico...proprio la cosa che detesto di più in un ebook..

Per mia fortuna, sono pratica di Sigil, e riesco a scorporare le pagine xhtml con la preziosissima funzione "Dividi agli indicatori" (benedetta|  :in-love:) e via..
per una come me che sa raffinarsi gli ebook da sola, smazzo a parte, va bene lo stesso, ma immagino che per un neofita, la perdita di w2epub sia decisamente più pesante.

Se qualcuno avesse altri suggerimenti, vorrei cercare di  rimetterla in moto.

Grazie.
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Creare un ebook : strumenti e tecniche / Re:Writer2ePub
« Ultimo messaggio da Jane Eyre il Dicembre 16, 2017, 09:44:51 »
Niente da fare. Stesso errore di ieri anche con L.O.  :disapointed:
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Creare un ebook : strumenti e tecniche / Re:Writer2ePub
« Ultimo messaggio da Jane Eyre il Dicembre 16, 2017, 09:27:31 »
Prova con LibreOffice invece di OpenOffice.
Va bene, grazie.
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Recensioni e discussioni su libri e prodotti editoriali / Re:Che libro state leggendo?
« Ultimo messaggio da Jane Eyre il Dicembre 16, 2017, 09:26:04 »
Mi ero ripromessa di non iniziare nuove letture e di terminare prima quelle in corso..ma come al solito non ho resistito 😇. Ho rispolverato il vecchio libro di "Papà Gambalunga", di Jean Webster (terminato velocemente), e poi ho iniziato il saggio "Metti via quel cellulare", di Aldo Cazzullo.

"Figli miei, non è possibile che quando andiamo in pizzeria,  anziché i vostri volti mi veda sempre davanti i vostri cellulari. Non è possibile che, ovunque siamo, per prima cosa voi chiediate la password del wi-fi."

Inizia così l'interessantissimo viaggio dei i botta e risposta fra il padre, rappresentante di un mondo che fu, e i suoi giovani figli, rappresentanti dell'era dei "nativi digitali", in un acuto e intelligente confronto generazionale.
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Creare un ebook : strumenti e tecniche / Re:Writer2ePub
« Ultimo messaggio da SignorMalaussene il Dicembre 15, 2017, 23:44:16 »
Prova con LibreOffice invece di OpenOffice.
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Creare un ebook : strumenti e tecniche / Writer2ePub non funziona più!
« Ultimo messaggio da Jane Eyre il Dicembre 15, 2017, 19:53:15 »
Ciao a tutti,
scusate se riesumo questo vecchio 3d, ma ho un problema con la macro. Sono recentemente tornata a win7 e ho logicamente dovuto installare daccapo tutto. Ho installato l'ultima versione di Open Office e ho trovato la sorpresa.. la macro si blocca al seguente errore:

Errore di runtime BASIC.
Si è verificata un'eccezione
Type: com.sun.star.container.NoSuchElementException

o qualcosa del genere.

Ho disinstallato e ripulito i file di installazione, dopodiché ho tentato con una versione di o.o. più vecchia, la 3.0, niente. Ho provato anche con la versione portabile, cambia errore, ma non funge ugualmente.

A leggere in giro sembra che sa un problema diffuso. Il guaio è che io non sono tanto smanettona da saperlo risolvere.. a questo punto, mi servirebbero consigli, oppure, un software alternativo per creare un epub da un documento odt/doc.

Grazie ^_^
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Libreria Digitale / Lupo e Lepre - Racconto breve (noir)
« Ultimo messaggio da Caramon77 il Dicembre 13, 2017, 12:28:03 »
Scrivo questo racconto direttamente sul forum HomoReadens, non pretendo, né pretenderò alcun diritto specifico, il testo è di pubblico dominio, l'unica richiesta è che eventuali citazioni, stralci, usi di ogni genere rechino indicazione dell'autore originale e del forum - OVVERO : Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)

Lupo e Lepre

di Federico Tamanini

Il suo vero problema era che non aveva memoria. Il suo vero problema era che non aveva volontà. Il suo vero problema era che si distraeva continuamente. A seconda di quando rifletteva su sé stesso il suo vero problema appariva essere questa o quella cosa.

Però il suo vero problema era l’uomo che, di nascosto, lo seguiva.

La pianta del piede destro gli doleva, quella scarpa, pure brutta, che si ostinava a tenere fino alla consunzione, perché la moda del momento, la sua personale, intima moda, era sfruttare le cose fino all’ultimo.

Quella scarpa che tanto aveva camminato, sotto i portici di Bologna, la grassa, la dotta, la buia Bologna.

Semaforo rosso. Le sei del pomeriggio, in gennaio, sono schifose. Quasi notte, sei appena uscito dall’ufficio e della giornata ti rimangono le ore peggiori. Lui lo sapeva, perché erano cose pensate mille volte. Sapeva che non si lavorano otto ore al giorno, si lavorano le ore migliori, che è diverso.

Tenetevele pure le ore gelide, rapite la gente da novembre a marzo e fatela lavorare venti ore al giorno, ma poi lasciatela libera. Invece no. Si vende il proprio tempo migliore e si tengono le briciole per sé. Non è vita.

Verde, si cammina, tre persone intorno, due da scansare sotto i portici di Bologna. Persone forse viste cento volte, ma comunque sconosciute nel piccolo mondo di una grande città dove si può essere soli in mezzo alla folla. L’orologio non ferma il suo viaggio, l’essere umano non pensa al momento presente, ma a dopo, ha sempre pensato a dopo. Anche l’uomo dietro di lui pensava a dopo.

Ecco una bottiglia vuota, usata. Era una birra, qualcuno l’ha consumata e lasciata lì, di fianco ad una porta. La rabbia, ormai anch’essa non troppo viva, tornò come ogni volta, data forse dal fatto di vedere chi le regole non le rispetta, ma non vedere il mondo crollare. Pare ingiusto.

Ora era la giacca a dargli fastidio, sono giorni stupidi, ti copri e poi appena cammini un po’ dovresti scoprirti, ma guai a farlo, quindi sopporti. Si era fermato un momento a vedere la vetrina della farmacia, c’era una pubblicità ridicola con gente che ride e vuol farti credere che sarai più felice con quel colluttorio.

Se il farmacista che stava sistemando la vetrina fosse stato più attento al presente, anziché pensare sempre al dopo avrebbe notato l’incertezza dell’uomo in secondo piano, colto di sorpresa dall’arresto della sua lepre, perché anch’egli non pensava al presente, ma al dopo.

Ferma davanti alla vetrina la lepre sentiva un uomo al telefono, qualche metro più indietro. Stava pregando qualcuno per avere più tempo. E’ sempre così il tempo: ne butti via un bidone, poi ti accorgi che una goccia vale tutto ciò che hai.

La lepre aveva ripreso il suo cammino e improvvisamente il tempo presente era divenuto più aggressivo, senza ancora pretendere tutta l’attenzione, ma iniziando a volerne un po’.

Ecco che si volta a destra e si lascia la via porticata, una leggera salita, il fiato disegna una nuvola fugace, è buio. Arrivati al cancello la mano estrae le chiavi dalla solita tasca, riconosce al tatto quella giusta che apre la serratura.

Un migliaio di respiri prima il lupo fu colto alla sprovvista dall’improvviso arresto di fronte alla vetrina, ma faceva parte del gioco. Era l’eccitazione che cercava, quella per cui lui stava giocando. Molti avrebbero definito la sua personalità come normale, non che significhi qualcosa, è ovvio. Nessuno è normale, al massimo può aspirare ad essere omologato ai più. Però appariva normale e nessuno notò la sua incertezza, nessuno immaginò che stesse seguendo un uomo che senza avvisaglie aveva prestato attenzione ad una vetrina. Non lo notò l’uomo fuori dalla vetrina, non lo notò l’uomo dentro la vetrina.

La lepre riprese il suo cammino e lui dietro. Era quasi il momento, lo sapeva bene, si era preparato bene, il suo maestro aveva ragione, era maledettamente eccitante e non aveva più paura. Paura di esitare, di non riuscire, paura di pentirsene. No, era vero, solo adesso si sentiva vivo e tra pochi minuti, se fosse andato tutto come doveva, sarebbe stato ancora meglio.

La prima volta non potè portare a termine il suo piano, c’era gente nel cortile, ma fu un bene, perché il dubbio e l’incertezza aumentano il piacere.

Un piacere indispensabile come l’aria da respirare, ormai. L’ultima soluzione per guarirlo da una malattia terribile: la disperazione. Quella peggiore, data dal senso di inutilità, dall’idea di vivere un’ora solo per essere un’ora più vicino alla morte. Sottomesso a persone dal valore miserabile, cosa che rendeva lui stesso ancor più miserabile. Per molti la cura che si era scelto, o meglio che gli era stata proposta, sarebbe inaccettabile, ma forse non sanno esattamente cosa significhi essere realmente irrilevanti. Irrilevanti per chiunque, inutili, innocui. Per una volta non sarebbe stato messo sotto da nessuno. Per una volta lui sarebbe stato onnipotente.

La lepre era stata scelta accuratamente, era anch’egli un uomo inutile, quindi ammazzarlo non era un grave torto e ammazzarlo per qualcosa di valore, come recuperare il proprio gusto per la vita, poteva essere quasi considerato un onore.

Il lupo camminava, sempre più vicino alla trappola e si chiedeva quanti omicidi venivano studiati come il suo, per un fine quasi nobile, da questa incredibile organizzazione di cui non avrebbe mai saputo niente, oltre a conoscere la voce del maestro ed il volto della pedina che lo aveva avvicinato per proporre la cura.

La pedina… quel ragazzetto vestito di stracci, col volto segnato da chissà quali sostanze, forse pagato cinquanta euro per fare da messaggero, forse già morto.

La lepre aveva svoltato, era quasi il momento. Il lupo cercò il coltello nella tasca e ripassò i consigli del maestro: spingerlo dentro il cortile, attendere che si girasse, fissarlo negli occhi solo un istante e subito colpire alla gola, poi via, senza indugio, scomparire nelle viscere vecchie e maleodoranti della città.

“Mi vedranno”, “No nessuno nota niente, ormai, controlli che non ci sia qualcuno sul marciapiede poi te ne vai”, “Ma il dna e le indagini...”, “Non potranno pensare a te, non hai legami, non hai un movente” e così via.

Il maestro era stato convincente, in effetti il lupo non aveva legami con la lepre, altri avevano trovato la vittima giusta per lui, altri lo avevano pedinato per giorni per conoscere le sue abitudini, gente invisibile cosciente che non c’è miglior modo per godere di una cosa del vedere com’è facile perderla.

Poi non era il momento per pensare ai propri dubbi, dopo due anni passati a prelevare il denaro poco alla volta, a sopportare soprusi ed assaporare il momento.

Era pronto, era preparato, era deciso come mai nella sua miserabile esistenza, il cuore batteva forte, il pugno era serrato sul coltello, si era con cautela avvicinato e la lepre stava rovistando nella tasca alla ricerca delle chiavi.

All’improvviso non conta niente altro che il tempo presente.

Il lupo è eccitato il momento è buono, non c’è nessun altro, la lepre ha inserito la chiave nella serratura e aperto il piccolo cancello, bisogna agire, subito!

Una spinta e la vittima è dentro, il coltello è fuori, ma…

Quel rumore improvviso e il tempo quasi fermo. Il lupo capisce che la lepre non è rovinata in terra per sua mano, ma si è spinta in avanti, lasciandosi cadere volontariamente, in modo controllato. E che ha aperto il cancello con la mano sinistra, mentre nella destra ora c’era la pistola, che ha già tuonato.

Il dolore forse è intenso, ma la mente del lupo è troppo stupita, dalla sorpresa e dal volto della lepre che mostra eccitazione, e, inequivocabilmente, un diabolico sorriso.

Mentre il sangue sgorga dal suo ventre il lupo pensa che improvvisamente lui è lepre, e la lepre è lupo e che tutto va come previsto, che lui è sempre stato la lepre. Legittima difesa. Geniale.

Mentre la forza lo abbandona pensa alle parole del maestro: puoi capire il valore della vita quando essa ti lascia, o quando la togli ad altri.

Mentre si accascia al suolo pensa che in quel minuto sono in due, a capire il valore della vita, e solo uno a trarne profitto.
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Libreria Digitale / Re:1965 - Racconto a puntate
« Ultimo messaggio da Caramon77 il Dicembre 13, 2017, 12:26:29 »
Si dice che le bugie avrebbero le gambe corte, ma questa bugia non l'avrebbe mai saputa nessuno. Il Mariner uffcialmente subì un guasto al tubo Geiger il 5 febbraio 1965, a causa di un brillamento solare. Non ci fu nessun brillamento e nessun guasto al tubo Geiger, perché non c'era nessun tubo Geiger. La piccola capsula che venne sganciata su Marte in occasione del sorvolo era stata installata al posto del tubo, e ne aveva le fattezze.

La geniale trovata del suo gruppo fu di scegliere uno strumento non indispensabile alla missione e dalla forma compatibile con la capsula Ciclope. Quindi sostituire lo strumento con la capsula, dotata di una componentistica elettronica adatta ad ingannare i controlli pre-lancio.

Nella mia mente, però, il distacco dal Mariner, che sarebbe poi tornato verso la Terra nel tempo di due anni, la discesa verso il suolo marziano e l'impatto venivano rappresentati come l'orrore puro dell'abbandono, della solitudine e della disperazione.

Lo spirito rabbioso di Fitch, intrappolato nella capsula, sapeva che per decine di anni, o forse per sempre, sarebbe rimasto lì, irraggiungibile ed impossibile da liberare. Prigioniero, e solo, per sempre.

Non era così che doveva andare. La capsula che chiamo Mariner, pur se la sonda in verità era ormai lontana da Marte, aveva l'ordine di aprirsi dopo un mese, ma non lo fece. Forse un guasto, forse un errore, erano una condanna all'eternità. Ed alla dannazione per me.

La visione orrenda del pianeta rosso svanì e tornò lo Yurei dello Starfighter. Il capitano Smith era stato trovato e fatto prigioniero. Allora non potevo saperlo, ma avrebbe passato in prigionia diversi anni. Avvertii il solito dolore caratteristico che non può mancare in un legame telepatico con un spirito, ma qui sapevo che c'era qualcosa di più. L'uomo il cui spirito avevamo intrappolato laggiù era stato a sua volta prigioniero di guerra. Era interessante notare che gli Yurei si dimostravano, quindi, empatici. O forse semplicemente ricordava il suo passato.
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